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Informazioni su questa parola:
La Lancia è una delle più famose e antiche case automobilistiche italiane, nata a Torino nel 1906, tuttora in attività e facente parte del Gruppo Fiat.
Sotto il profilo aziendale, il 1954 è per la Lancia, un anno “difficile”: le vendite dell’Aurelia (malgrado il lancio della seconda serie berlina) procedono a rilento, mentre quelle della più recente Appia non raggiungono i numeri sperati, segno evidente che i successi delle D23 e D24 in campo internazionale non hanno aiutato ad incrementare i volumi di vendita delle vetture di serie, e Gianni Lancia, già alle prese con le problematiche legate alla D50 di Formula Uno, comincia a pensare seriamente all’ipotesi di cedere le proprie azioni. Il 22 maggio 1955, a Montecarlo, Ascari finisce in mare con al sua D50, poi, appena 4 giorni dopo, il fatale incidente. Eugenio Castellotti (impegnato con la Lancia soltanto per la Formula Uno) sta provando una Ferrari sport da 3 litri, del tipo 750S. Lo raggiunge Alberto Ascari, invitato telefonicamente dallo stesso Eugenio ad assistere a questi test. Con Alberto è anche l’amico e “collega” di sempre Luigi Villoresi. Inaspettatamente, Ascari (che è partito da casa per un semplice incontro tra amici, come conferma il fatto che addirittura indossa la cravatta) chiede di poter effettuare un paio di giri. Nessuno ha il coraggio di negare ad Ascari questo “capriccio” - benché la macchina appartenga ad una scuderia avversaria - e lo stesso Castellotti cede momentaneamente il suo casco al bi-campione del mondo. Ascari sale in macchina, compie un primo giro d’assaggio, poi si lancia in velocità. Alla curva del vialone, apparentemente senza una ragione precisa, sbanda e vola fuori dalla pista. La macchina finisce la sua corsa, a ruote all’aria, tra il verde e gli alberi del parco. Ascari è proiettato fuori dalla vettura e muore praticamente sul colpo. La verità su questo tragico incidente non si saprà mai, anche se l’ipotesi più accreditata parla di due operai che hanno attraversato imprudentemente la pista qualche attimo prima del sopraggiungere di Alberto, il quale avrebbe frenato e sterzato violentemente per non investirli innescando la paurosa e fatale sbandata.
L’annuncio che segue alla morte di Ascari, pur scarno, anticipa “tutto” ciò che sta accadendo in casa Lancia. “La scuderia Lancia, in seguito alla morte del suo capitano, Alberto Ascari, ha deciso di sospendere la sua attività agonistica. Il pilota Eugenio Castellotti ha richiesto di poter partecipare, a titolo personale, al Gran Premio del Belgio a Spa, e l’ing. Gianni Lancia, prima di imbarcarsi per l’America, gli ha concesso vettura ed assistenza”. Vengono dunque annunciate: la morte del pilota di punta (Ascari), la sospensione dell’attività agonistica, l’autorizzazione a Castellotti e la partenza per il Sud America dell’ing. Gianni Lancia, un viaggio che che sanziona la conclusione dell’avventura dell’ingegnere in seno alla casa che reca il suo nome. In quegli stessi giorni, infatti, la famiglia lombarda Pesenti (proprietaria anche dell’Italcementi) sta trattando per rilevare la maggioranza azionaria Lancia e pare pretenda dalla Signora Adele Lancia, che al momento mantiene la Presidenza, l’allontanamento del figlio Gianni. Il passaggio dell’intera proprietà al gruppo Pesenti si completerà nel 1958, ma nel frattempo la famiglia Lancia è di fatto estromessa da qualsiasi posizione di potere. Pur non essendo quasi mai riuscita ad accumulare utili in quel periodo, Lancia poté sfornare molte automobili eleganti e tecnicamente raffinate, riconoscendo il merito di “mecenatismo industriale” alla proprietà Pesenti.
Le tre “F”: Flaminia, Flavia e Fulvia
Aurelia ed Appia furono rimpiazzate nel decennio successivo dalla Flaminia e Fulvia, anch’esse con una storia gloriosa: una Flaminia fuoriserie nera è ancora oggi la vettura da parata della presidenza della Repubblica, mentre la Fulvia ebbe una bellissima variante coupé portata sul gradino più alto del podio in molti rally memorabili. Alla fine del 1960 nasce invece la Flavia, creata dal prof. Antonio Fessia, la prima vettura italiana di serie a trazione anteriore.
Sempre in quegli anni, Lancia sviluppa e rinnova la produzione di camion, compresi modelli stradali medi e pesanti come gli Esatau e gli Esagamma, concorrenti lussuosi dei vari Fiat e OM.
La Lancia ha molto sofferto della grave situazione finanziaria che ha attraversato il Gruppo Fiat dal 2000 al 2004 e a tutt’oggi è l’unica industria del Gruppo che non si è ancora ripresa del tutto. In effetti, più che i mancati soldi è nuociuta la crisi di identità. L’errata strategia del Gruppo ha voluto conferire l’esclusività di marchio sporivo alla sola Alfa Romeo, individuando nella Lancia una possibile concorrente nel settore dell’auto di lusso, ambito dominato quasi esclusivamente dall’industria tedesca.
Attualmente, l’ammiraglia della Lancia è la Thesis, un’auto di fattura eccellente che però non ha trovato grande accoglimento da parte del mercato. Le economie di Casa sono invece state tirate avanti dalle piu piccole Ypsilon (venduta in Italia a più di 200 mila unità dal suo lancio nel 2003), la monovolume compatta Musa (derivata dalla Fiat Idea). La gamma è completata dalla grande monovolume Phedra modello gemello della Fiat Ulysse.
A settembre 2006 la Lancia ha presentato la nuova Lancia Delta HPE Concept, la quale anticipa quasi definitivamente l’immagine della versione stradale la quale presentazione è attesa per maggio del 2008. Questo modello è di fondmentale importanza per il futuro del marchio in quanto incarna un’importante tradizione verso la quale in molti punteranno il riflettore. Il confronto con il “Deltone”, prodotto fino al ‘93, è ancora vivo nel cuore di molti affezionati. Le poche risorse economiche del Gruppo non hanno permesso di dedicare a questo modello l’unicità meritate e che molti avrebbero desiderato. Sotto l’elegante carrozzeria infatti non vi è altro che il pianale allungato dell’attuale Fiat Bravo. Niente grandi innovazioni meccaniche: nessuna sospensione raffinata, motori dedicati, ma solo un’innovazione formale, in quanto questo modello è una via di mezzo fra il settore C e il settore D, un po’ coupé e un po’ station wagon. È facile immaginare la delusione di chi sperava in un ritorno della Lancia Delta ai fasti del passato e, soprattutto, al ritorno nel mondo sportivo.
C’è grande aspettativa per il prossimo Festival del Cinema di Venezia, a fine agosto 2007, durante il quale potrebbe apparire un prototipo coupé-cabriolet. È atteso invece per il 2009 l’esordio della futura Lancia Ypsilon.
Entro il 2011 i vertici della Casa torinese intendono raggiungere quota 300′000 vetture l’anno, ma questo traguardo appare ai più molto ottimistico.
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